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"Ciao Pietro", l'ultimo abbraccio a Mennea. Malagò: "Un museo per ospitare i suoi ricordi"

Dall'alto, "dal traguardo del cielo", avrà regalato un sorriso a tutti. Con quell'apprezzabile garbo che rifuggeva i clamori, con quella composta dignità che lo ha accompagnato fino all'ultimo sospiro. Campione assoluto, uomo risoluto e tenace, discreto. Pietro Mennea era così. E rimane un esempio imperituro, di forza e coraggio. Perché ha saputo vincere e stupire sulle piste, ma ha lasciato un segno anche per il suo modo di essere. "Uomo verticale", lo ricorda commosso Gianni Minà, prima cantore delle sue gesta e poi, soprattutto, amico. L'ultimo saluto, nella Basilica di Santa Sabina, è un toccante ricordo che attraversa i volti affranti di quanti lo hanno amato. Quasi nessuno sapeva che Pietro fosse malato, lo sgomento, l'incredulità sono i sentimenti più comuni. Lo piangono i familiari, gli amici, i suoi colleghi, i tecnici, i dirigenti. Lo sport italiano. Guidato da un commosso Giovanni Malagò, Presidente del CONI, arrivato in Chiesa insieme al Segretario Generale Roberto Fabbricini e al Vice Presidente Franco Chimenti. Preceduti dai membri CIO, Mario Pescante e Franco Carraro e dal Presidente della FIDAL, Alfio Giomi. Tutti accanto alla moglie Manuela e ai parenti più stretti del campione.

Come Padre Antonio Truda, uno che Pietro lo conosceva da sempre. "Hai saputo rendere grande la storia dell'Italia, sportiva e umana. Ho letto tante cose su di te ma come dice Papa Francesco se non c'è fede non si possono raggiungere traguardi. Non è vero che quando si spengono le luci della ribalta non ti considerano, guarda la chiesa: ci sono tante persone che ti vogliono bene. Sei stato un campione che a livello mondiale era schivo sino a dare a tutti noi il senso del dovere da compiere e la gioia del dovere compiuto. Sei stato un atleta forte e volitivo. Pietro, io ti ringrazio assieme al grande sposo, grande professionista, grande uomo e grande atleta, hai saputo guardare Dio senza dolore, ringraziandolo per i doni che ti ha fatto Grazie per tutte le cose che ci hai dato", la sintesi dell'omelia salutata da un lungo applauso, che ha preceduto i ricordi di Gianni Mina, dell'ex magistrato Ferdinando Imposimato e del Presidente Malagò.

Che ha rivelato come lo sport italiano onorerà la memoria dell'olimpionico. "'Grazie Pietro, mi impegno affinché tutti i  valori che ti hanno guidato in vita siano trasmessi a più giovani. So che il tuo grande desidero era quello di raccogliere tutti i ricordi sportivi in un museo. Con Alfio Giomi  pensiamo di poterlo realizzare allo Stadio dei Marmi: potrebbe essere il luogo ideale per tornare a respirare la pista. Il Golden Gala di Roma diventerà Memorial Pietro Mennea", ha annunciato Malagò raccogliendo l'ovazione dei presenti. "Ho pensato a tre momenti in cui ci hai voluto stupire: la prima volta segnando quel tempo che è ancora fantascienza, la seconda fermando i nostri cuori con un'emozione assurda a Mosca, vincendo la medaglia d'oro. La terza volta, è stata l'altro ieri quando con il coraggio con cui hai affrontato la malattia ci hai annichilito. Mi sei stato vicino durante la campagna elettorale per la Presidenza CONI, te sono grato. Lo sport ha il dovere di non disperdere il patrimonio di valori che ci hai lasciato in eredità. Non ti dimenticheremo''. 

Gianni Mina lo ha ricordato come "ragazzo di Barletta un po' stortignaccolo, che puntava tutto sulla sua caparbietà. Soffriva per la sua timidezza dialettica ma rimediava sempre con i traguardi. Questo avvocato, laureato anche in scienze politiche e lettere, mai preso in considerazione dallo sport italiano. Un uomo cocciuto conscio dei suoi diritti dai quali non voleva derogare. Dopo Muhammad Ali, seguivo Mennea perché era fuori dagli schemi come il pugile. Ali e Mennea sono stati salvati da risultati altrimenti sarebbero stati masticati via quando non sarebbero stati più in grado di vincere". Ferdinando Imposimato nell'orazione ha sottolineato come "lo onorano le sue gesta leggendarie che l'hanno fatto il più grande alteta dell'Italia e del mondo. Un simbolo di purezza. Un atleta leggendario e indomito ma anche scrittore, avvocato, docente universitario e alfiere diritti umani. La sua ambizione più grande era la conquista della gloria non per vanità ma per riscattare destino disagiati e negletti''.

Tra le corone accanto al feretro, quelle del Ministero dello Sport e della Regione Lazio, oltre ai gonfaloni della Provincia di Barletta Andria e Trani, delle città di Barletta e Formia. Fuori dalla Basilica la corona della Fondazione delle Fiamme Azzurre e del condominio di Via Silla. Erano presenti le rappresentanze dei Gruppi sportivi militari, con Andrew Howe, Manuela Levorato, Fabrizio Donato. Anche il Delegato allo Sport del Comune di Roma, Alessandro Cochi e il Presidente della Lega di Serie B, Andrea Abodi, hanno rivolto il loro ultimo saluto al grande campione. Come tanti ex compagni e amici come Stefano Tilli, Sara Simeoni, Nino Benvenuti, Novella Calligaris, Paola Pigni, Marisa Masullo, Sandro Damilano, Alberto Cova, Sebino Nela, Gianni Gola, e Clemente Mimum. Pietro Mennea al termine del rito funebre è stato portato al Cimitero di Prima Porta a Roma. Ma non era solo nel suo ultimo sprint.

[www.coni.it]

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USCIRE DALLA CONFUSIONE UN MOMENTO DIFFICILE PER LO SPORT

 

Assistiamo impotenti , in periferia, a grandi cambiamenti nell'assetto dello sport italiano. La ragione ufficiale, più palpabile, pare sia dovuta alle gravi difficoltà, finanziarie in cui si dibatte il CONI (e di conseguenza le federazioni sportive) per le note vicende dei mancati introiti del totocalcio. E' in corso un dibattito, a detta della stampa virulento, tra il governo e gli organismi dello sport ai più alti livelli, affinché si arrivi celermente alla tanto attesa "riforma dello sport".

Sono stati messi in discussione equilibri consolidati e, soprattutto, "l'autonomia dello sport" che, dal dopoguerra, è stata il cavallo di battaglia di tutti i presidenti nazionali del CONI.

A noialtri operatori periferici, comunque, non è ancora chiaro il disegno organizzativo e politico dello sport italiano del futuro e, cosa ancora più grave, siamo stati esclusi completamente dal dibattito in corso o sensibilizzati in modo molto marginale. Probabilmente sia la compagine governativa che i nostri dirigenti, colpiti da un'amnesia, si spera momentanea, hanno dimenticato che la spina dorsale del movimento sportivo è rappresentata, per la maggior parte, dai milioni di atleti e dalle migliaia di tecnici, dirigenti e giudici di gara che, 365 giorni all'anno, assicurano, per quanto di loro competenza, il risultato sportivo, una preparazione adeguata agli atleti, un'organizzazione efficiente e la regolarità delle manifestazioni.

E' un modo che, con le dovute eccezioni, poche in verità rispetto a un così vasto movimento sportivo, rappresenta la fetta più numerosa del volontariato, che spende il proprio tempo in un settore che, oltre a rafforzare l'obiettivo "più sport più salute" ed intervenire su settori giovanili emarginati, produce economia: si pensi, ad esempio, alle industrie di articoli sportivi e del turismo e alla costruzione, manutenzione ordinaria e straordinaria degli impianti sportivi.

Probabilmente, come accade spesso, saremo chiamati, in quello che definiranno congresso, a ratificare dei provvedimenti gia pubblicati sulla "Gazzetta Ufficiale" in un'apoteosi del "se vogliamo che tutto rimanga com'è, bisogna che tutto cambi": l'importante è accontentare tutti.

Forse "lor signori" non si sono resi conto che il mondo sportivo è in continua evoluzione culturale, che gli sportivi non sono più quelli dei "tanti saluti alla mamma" e vogliono essere protagonisti delle trasformazioni in atto.

E' il momento di riflettere, con il contributo di tutti, sul fenomeno sport, sulla sua organizzazione, sulle sue strategie culturali, sul mondo sportivo scolastico, sulle prestazioni tecniche dubbie, sull'impiantistica, sul ruolo dei media, sulla promozione sportiva, sugli aspetti finanziari e fiscali.

E' per questo che chiediamo con forza, prima che si arrivi alle conclusioni nella cosiddetta bicameralina, di partecipare al dibattito in corso in modo che anche la "base" possa dare il proprio contributo di idee, bagaglio culturale di tanti anni spesi sui campi di gara. Un'ultima annotazione, necessaria, sulla discussione in atto per i provvedimenti sulla lotta al doping: anche su questo argomento chiediamo di essere presenti al dibattito, considerato che nel nostro Paese, forse l'unico al mondo, chiunque abbia le possibilità finanziarie può, anche senza possedere un titolo specifico, organizzare qualsivoglia attività sportiva. Chiediamo, pertanto, la convocazione di assemblee generali provinciali di tutte le componenti dello sport (atleti, tecnici, dirigenti, giudici di gara, mondo della scuola ed enti locali) affinché siano queste, finalmente, i veri protagonisti del cambiamento.

GIUSEPPE SAVIANO

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FINALMENTE IL CAMPO CONI

 

 

Finalmente, dopo anni di attesa, il campo scuola Coni di Avellino è in fase di ristrutturazione.

Della struttura rinnovata (in parte), al di là dell'evento agonistico più importante dell'anno, il Meeting Internazionale di Atletica, potranno usufruire le scuole, le società e tanti appassionati di corsa che aumentano giorno dopo giorno.

Ma, forse non tutti ne sono a conoscenza, non è l'unico obiettivo raggiunto dall'Atletica irpina: è in fase di ultimazione un'area di verde pubblico attrezzato (a 200 metri dal campo di atletica) ove è previsto un percorso di circa 1000 metri per gli amanti della corsa e che potremmo utilizzare per le gare giovanili di corsa campestre, senza essere costretti ad estenuanti ricerche di percorsi e pesanti costi di trasferte.

All'Assessore allo sport del Comune di Avellino, al quale va dato atto di aver onorato l'impegno preso nel corso dell'assemblea dei quadri della Fidal provinciale di voler ristrutturare il campo scuola, noi anticipiamo che, all'indomani della conclusione del Meeting, saremo già pronti, con rinnovato slancio, a proporre il rifacimento delle pedane di salti e lanci e ad ipotizzare un campo scuola che sia in grado di accogliere gli atleti ogni giorno dell'anno ed in qualunque condizione atmosferica.

Stiamo parlando, ovviamente, oltre che delle pedane già citate, di pistini coperti, di palestre per il potenziamento, di strutture in grado di accogliere anche altre realtà sportive diverse dall'atletica leggera. Stiamo parlando, in definitiva, di un campo scuola Coni centro di incontro, di iniziative e quant'altro di creativo saremo in grado di proporre, avvantaggiati dalla collocazione strategica in un quartiere centrale e popoloso di Avellino.

È una Fidal provinciale che, nonostante le conclamate difficoltà economiche aggravate dalla ben nota crisi del totocalcio, gode di buona salute. Tali difficoltà avrebbero potuto minare l'unica vera ossatura dello sport italiano, rappresentato dalle società sportive di base, dai loro atleti, dai loro tecnici e dirigenti che, rispetto ad una pesante congiuntura, non si sono aumentati uno stipendio che non hanno.

È un Fidal presente in massa nelle domeniche ecologiche, nell'impegno al miglioramento e potenziamento degli impianti sportivi, nell'organizzazione di manifestazioni provinciali e regionali, nel rapporto positivo con il Coni, la scuola, gli enti locali e gli enti di promozione sportiva.

È una Fidal che ha un'attenzione sempre più crescente verso le attività giovanili che sono, al momento, quelle che ci consentono di guardare al futuro della nostra federazione con maggiore ottimismo.

GIUSEPPE SAVIANO - 01/06/2000